Se oggi uscite da Àlyde Apartments e percorrete Via Salvator Rosa, incontrerete una delle strade più vive di Napoli: automobili, autobus, motorini, negozi e persone dirette verso il centro o verso la collina.

Ma provate a guardarla per un istante con occhi diversi.

Sotto l’asfalto e i palazzi esiste ancora la memoria di una Napoli completamente diversa.

Perché Via Salvator Rosa, prima di chiamarsi così, aveva un altro nome: Infrascata.

L’antica Infrascata

La strada è già riconoscibile nella celebre veduta di Napoli realizzata nel 1556 da Antoine Lafréry.

A quel tempo la zona era ancora in gran parte rurale. Il percorso collegava la città con le aree collinari dell’Arenella, del Vomero e di Antignano, attraversando un paesaggio fatto di campi, vigne e vegetazione.

Il nome stesso, Infrascata, sembra evocare proprio questo ambiente: una strada che attraversava una zona ricca di frasche e alberi.

Dove oggi troviamo traffico e palazzi, cinque secoli fa si incontravano soprattutto contadini, viandanti e animali da soma.

La “salita dei ciucci”

Una delle curiosità più caratteristiche della vecchia Infrascata è il soprannome “salita dei ciucci”.

Prima dell’arrivo dei moderni mezzi di trasporto, asini e muli erano fondamentali per affrontare le salite verso la collina e trasportare persone e merci.

Secondo la tradizione, nella zona esisteva persino una sorta di servizio di noleggio degli animali: chi doveva raggiungere la parte alta della città poteva servirsi di un asino accompagnato dal ciucciaro.

Un vero e proprio taxi napoletano ante litteram.

Solo che aveva quattro zampe.

Dalla campagna alla città

Tra Seicento e Settecento la parte bassa della strada cominciò a riempirsi di edifici, mentre più in alto sopravviveva ancora il paesaggio rurale.

Lungo questo percorso sorsero anche importanti chiese, conventi e ville, mentre le zone del Vomero e dell’Arenella cominciavano lentamente a trasformarsi in luoghi di villeggiatura per le famiglie più agiate.

Napoli stava conquistando la collina.

E l’Infrascata diventava sempre più importante come collegamento tra i due mondi.

Arriva la modernità

Nell’Ottocento la trasformazione accelerò.

La vecchia strada di campagna divenne una vera arteria urbana e, nella carta Schiavoni del 1880, compare ormai con il nome di Via Salvator Rosa.

Pochi anni dopo arrivò una delle grandi rivoluzioni della Napoli moderna.

Nel 1888 fu inaugurata una linea tranviaria a vapore che percorreva anche Via Salvator Rosa. Per affrontare la salita venne utilizzato un sistema a cremagliera.

La strada che per secoli era stata percorsa da asini e muli vedeva così passare i primi tram.

Era il segno che una nuova Napoli stava nascendo.

La strada sotto la quale vive la storia

Nel Novecento Via Salvator Rosa venne progressivamente ampliata e collegata sempre meglio con il Vomero e con le altre zone della città.

Poi arrivò la metropolitana.

Durante i lavori per la Linea 1 furono rinvenute testimonianze archeologiche, tra cui i resti di un antico ponte di epoca romana e una cappella neoclassica.

La moderna stazione di Salvator Rosa, progettata da Alessandro Mendini, è oggi uno dei luoghi in cui Napoli riesce a mettere insieme passato e presente: archeologia, arte contemporanea, architettura e vita quotidiana convivono nello stesso spazio.

Cinque secoli in una sola strada

Ed è forse questo il fascino di Via Salvator Rosa.

È molto più di una strada trafficata.

È una linea del tempo.

È stata una strada di campagna, una via percorsa da contadini e animali da soma, un collegamento per raggiungere le ville della collina, una strada attraversata dai primi tram e infine una moderna arteria cittadina.

E oggi, proprio qui, si trova Àlyde Apartments.

Per questo ci piace pensare che i nostri ospiti non soggiornino semplicemente in una strada di Napoli.

Soggiornano lungo un percorso che da quasi cinque secoli accompagna la città nella sua trasformazione.

La prossima volta che uscite da Àlyde, provate a fermarvi un momento.

Guardate Via Salvator Rosa.

E immaginate, per un istante, di togliere automobili, autobus e palazzi.

Al loro posto troverete una strada immersa nel verde, qualche contadino e un asino che sale lentamente verso la collina.

Quella era l’Infrascata.

E, in qualche modo, quella Napoli è ancora qui.